La vendemmia del Secolo.

Pino Sola: IL TEMPO CI DIRA’ LA VERITA’.

“1997 annata straordinaria? Lo sarà sicuramente per i vini liguri, vini poco impegnativi, giovani, a parte il Rossese. Non ci sono problemi, a parte qualche grandinata nell’imperiese”, spiega Pino Sola, enologo e grande esperto genovese. “In realtà il buon andamento annunciato così alla grande dell’annata 1997, riguarda soprattutto grandi vini come il Brunello di Montalcino, l’Amarone, il Barolo, il Barbaresco. Tutti vini – aggiunge Sola – che hanno problemi di invecchiamento, tenuto conto che li assaggeremo nel 2001, 2002, 2003. Talvolta, questi grandi vini, nel lungo periodo hanno deluso, ecco perché, personalmente, non condivido la grancassa che si fa sull’annata 1997. Ricordo che si magnificò a lungo quella del 1990 per il Barolo e il Barbaresco, poi, a conti fatti, fu prevalente, per qualità quella del 1989”.

1997 - ITALIA
Annata straordinaria per i grandi vini.

Si è sbilanciato persino il Times, dopo un coro unanime di enologi, viticoltori, esperti: l’annata del 1997, per i vini italiani, è la migliore degli ultimi cinquant’anni. Un’annata straordinaria che promette rossi di qualità paragonabili a quella del 1947 e bianchi profumati come nel 1990. Il segreto di questo successo, anche se la produzione nazionale è in calo, come vedremo più avanti, è dipeso dalle particolari condizioni climatiche e atmosferiche del ’97. Lo ha spiegato, in diversi interventi sulla stampa specializzata, il direttore di Assoenologi Giuseppe Martelli. “Nei primi mesi del 1997 è caduto meno del 40 per cento delle normali piogge nel Centro-Nord e in alcune zone del Sud. L’inverno e l’inizio della primavera – ha dichiarato Martelli a Vini & Liquori – sono stati quindi caratterizzati da scarsissime precipitazioni e da alte temperature che hanno determinato una ricca ripresa vegetativa, per lasciare il posto, nella seconda decade di aprile, ad un periodo non certamente propizio, funestato da gelate tardive e da repentini sbalzi di temperatura che hanno disturbato le fasi successive e determinato una fioritura irregolare. La vite, però, è una pianta resistente e dalle mille risorse. Gelate e freddo hanno influito negativamente sulla quantità d’uva, ma hanno determinato le condizioni per elevare la qualità”. “La vendemmia appena trascorsa, per le ottime condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato il periodo della maturazione e della raccolta, è di certo una di quelle che fanno bene sperare” interviene Mario Castino su Barolo & Co. “Resta la curiosità di sapere come andrà davvero a finire, se gli ottimismi saranno confermati nel corso dell’evoluzione del tempo, e tentare qualche raffronto, con le annate passate, è una tentazione cui non si può resistere facilmente. Non appena ci si avvia su questa strada, dubbi e incertezze affiorano ad ogni passo: affidarsi alla memoria nostra, o dei conoscenti o amici, spesso è come sprofondare nelle sabbie mobili. Un detto molto arguto, afferma che più si invecchia e meno si sapeva nuotare da giovani. Qualcosa di simile deve accadere anche ai vini bevuti molti anni addietro, vini che non hanno certo paragoni con quelli di adesso”. Ma il tasto dolente è legato al calo della produzione. Con la vendemmia del 1997, alla fine, non si produrranno più di 50 milioni di ettolitri di vino, confermano all’Associazione Enologi Enotecnici Italiani. Il decremento è pari al 15 per cento rispetto al 1996 che fece registrare 58 milioni e 713 mila ettolitri di vino. Dati che fanno della vendemmia del 1997 la più scarsa degli ultimi quarant’anni.

La vendemmia del Secolo

Per quanto riguarda i prezzi all’ingrosso, le contrattazioni finora hanno messo in evidenza una certa stabilità per i vini bianchi, in particolar modo per quelli da tavola e un incremento piuttosto generalizzato per quelli rossi. Comunque, sostengono concordi gli esperti, qualsiasi ipotesi sulla lievitazione dei prezzi, che fra qualche hanno caratterizzeranno i grandi rossi, è oggi azzardata. Intanto, sempre a proposito di vino, “Polpo Press” lancia una proposta al Comune: facciamo rivivere la Festa dell’Uva come si faceva una volta, con la sfilata dei carri lungo le vie. Sarebbe un modo per valorizzare le nostre tradizioni che non sono solamente quelle marinare. E se lo dicono quelli del “Polpo Press” c’è da creder loro. (Ga. Bo.)