![]() CENTO lettori di “Vissi d’amore e di polpo” hanno selezionato per voi queste ricette.
Polpetti in tegame al forno col rosmarino alla Puny.Quando assaggiai questa ricetta da Puny, il mitico ristorante dei vip nella piazzetta di Portofino, non chiesi contorno, perché di contorno ce n’era in eccedenza: la baia, gli splendidi panfili degli sceicchi alla rada, bellissime ragazze attorno ai tavoli e anche uno schianto di contorno seduto accanto a me che mi ha aiutato a gustare questo splendido piatto. Vi do’ la ricetta approvata da Puny: Ingredienti per 4 persone: un chilo di polpetti di Settembre (quelli che vivono al largo e si nutrono solo di gamberi), 2 cucchiai d’olio extravergine d’ oliva, un bicchiere di vino bianco, un rametto di rosmarino, uno spicchio d’aglio e un limone. Eviscerate i polpetti, tagliateli a metà per il lungo, così da avere dei polpetti piatti di quattro vette. Adagiate i polpetti a ventaglio sul fondo di una teglia piatta dai bordi bassi, nella quale avete messo in precedenza dell’olio extravergine d’oliva e lo spicchio d’aglio schiacciato. Fate andare così per 5 minuti a fuoco medio, facendo attenzione che i polpetti non si attacchino al fondo. Rimuoveteli un po’ con un cucchiaio di legno. Poggiate il ramoscello di rosmarino. Versate il vino bianco. Fate evaporare per due minuti, spremete il limone , dopodiché coprite con un coperchio, e infilate nel forno. Fatelo cuocere per altri 10 minuti. Fagottino di polpo e lattuga di mare in tempura.Ingredienti per 4 persone: fate scottare a vapore per soli 10 minuti, 6 etti circa di vette di polpo. Tagliateli a fette ovali dello spessore di circa 5 cm. Fasciate le vette con lattuga di mare fresca, fermatele con uno stecco e poi passatele nella pastella indi friggetele nella padella con olio extravergine di oliva (la pastella si fa con 50 gr. di farina di riso, 25 gr. di farina di grano, acqua ghiacciata quanto basta per formare una pastella un po’ liquida). Il fagottino fritto si mangia così com’è, ma è speciale inzuppato in una salsa di soia con cipollotti tagliati a fettine. Anche questa è diventata una specialità del “Polpo Mario” in seguito ai miei vari viaggi in Oriente. Nella tecnica tengo conto della cucina giapponese, però è bene precisare che gli ingredienti sono puramente nostrani e le alghe marine fresche pescate da me, sono sempre il pilastro della mia cucina. Polpo in brodo di giuggiole (avventura gastronomica).Nel settembre del 1993 conobbi, nel mio ristorante, una splendida giornalista austriaca; teneva una rubrica di cucina in una rivista che si occupava di musica classica, arte, teatro, cultura, vini, cucina e curiosità mondane, ed era venuta ad intervistarmi sulla mia cucina afrodisiaca. Mirjam, così si chiamava, dopo un’ora di domande sulle ricette afrodisiache e sui loro effetti…in ottimo italiano concluse così: ”Senti Rudy, spesso sento parlare di brodo di giuggiole, ma mai in nessun ristorante mi è capitato di trovarle in menù o di vederle nei negozi di frutta e verdura. Esistono davvero o è solo una leggenda?” Lei era molto carina e poi, era curiosa… prontamente la presi per mano e le dissi: ”Vieni con me!” La portai nella mia casetta sul mare a Riva Trigoso nel cui giardino c’erano, e ci sono tuttora, una decina di piante di giuggiole, una pianta dal fusto contorto e raffinato che somiglia ad uno spinoso acacio, ma il cui frutto si può scambiare per un dattero di palma acerbo. Mirjam fu incantata dalla bellezza di quella pianta e mi disse: “Fammi assaggiare dunque il brodo di giuggiole e…” Non le lasciai finire la frase, forse era”… non te ne pentirai!”. Salii sull’albero e raccolsi un bel cestino di giuggiole mature; qualcuna ce la sgranocchiammo per aperitivo, le altre le conservai per cucinare il polpo in brodo di giuggiole. Il piatto le piacque tanto che… ci fidanzammo! Evidentemente era molto afrodisiaco! A volte per imbastire una bella storia d’amore bastano pochi ingredienti: un cestino di giuggiole, un po’ di curiosità e fantasia. Ingredienti per 4 persone: 400 gr. di giuggiole, 1 kg. di polpo, 2 spicchi d’aglio mondati, 2 bicchieri di Pigato, 50 gr. di rhum scuro, 50 gr. di burro, 2 limoni. Sviscerate il polpo, lavatelo e tagliatelo a pezzetti; mettetelo in una padella con coperchio e fate andare a fuoco moderato per quindici minuti affinché cuocia nella sua acqua. Unite il burro e fatelo scaldare assieme ai due spicchi d’aglio; con la paletta rimescolate e fate leggermente tostare l’aglio assieme al polpo per cinque minuti a fuoco vivo e poi toglietelo. Versate i due bicchieri di vino e le giuggiole, rimescolate e lasciate evaporare per metà il liquido, aggiungete il succo di due limoni spremuti e lasciate nuovamente consumare fino a metà. Versate il rhum, alzate il fuoco e flambate per due minuti. Spegnete e servite in tavola. Paté di polpo (o Energetico del palombaro).E’ una vecchia ricetta genovese che piace ancora tanto. E’ un piatto che ho assaggiato la prima volta a Lerici. La considero molto importante perché il polpo, in virtù della sua versatile consistenza, permette di farne un paté mediterraneo (legato cioè con l’olio extravergine di oliva e non con il burro). I palombari, quando andavano a prendere i datteri di mare conficcati negli scogli dello Spezzino, spesso si incontravano con un bel polpo, tra l’altro ben nutrito, perché da buon Gourmet mangiava (beato lui) solo datteri. I palombari catturavano il polpo e ne ricavavano una specie di “nutella” davvero energetica per chi doveva restare tanto tempo sott’acqua. Vi do la ricetta per 8 persone perché è un piatto consigliato per un antipasto e non per portata unica. Bollite un polpo di circa 1 Kg; dopo averlo spellato, frullatelo assieme a un decilitro di olio dei Colli di Luni, due fette di pane raffermo ammollato in aceto, due spicchi d’aglio, 50 gr. di capperi sott’aceto di Portovenere (mi raccomando, non usate i sottosale di Pantelleria, rovinereste tutto!). Dopo averlo frullato per 3 minuti lasciate che il paté rimanga sminuzzato non troppo finemente, mettetelo a riposare nel frigorifero per almeno 1 ora. Servite il paté con crostini di pan carrè integrale caldo. Adesso voglio dirvi una cosa proibita, una ciliegina sulla torta. Mettete nel centro del crostino un dattero sgusciato appena saltato alla marinara. Perché è giusto applicare la legge del contrappasso, del Karma. Un polpo di Portovenere, che ha mangiato datteri per tutta la vita, è giusto che sia accompagnato da un dattero anche nel suo ultimo viaggio in pentola. Penso che il polpo, se potesse parlare, esprimerebbe quest’ultimo desiderio. Polpo alla "Capitan Nemo".A causa della mia passione per le alghe ormai mi chiamano Capitan Nemo. Come l’illustre personaggio dei libri di Giulio Verne, che nel suo Nautilus offriva piatti a base di alghe, anemoni di mare e oloturie ai suoi ospiti, io a mia volta al “Polpo Mario” quando, ho ospiti importanti, offro prelibatezze come il risotto agli anemoni di mare, gli stecchi di magro all’arziglio ripieni di ovari di ricci, patelle e ostriche, gli spaghetti alle alghe ed erbette di mare “ulva lactuga” fritti e involtini di polpo con le alghe. Ingredienti per 4 persone: 4 strisce di alghe wakame di circa 15 cm. di lunghezza,1 kg. di polpo grosso, 4 fette larghe e sottili di pesce moro di circa 80 gr. l’una. Scottate le alghe per 10 min. Stendete l’alga su un tagliere, adagiatevi la fetta di pesce moro fino a coprire, mettete la vetta di polpo di traverso alla striscia, come se fosse un bastoncino, arrotolare sopra la striscia onde farne un fagottino che sigillerete con un stecchino. Mettete il tutto nel forno a vapore e fate cuocere per 20 minuti. A cottura ultimata, tagliate i fagottini d’alga a rondelle dello spessore di circa 3 centimetri e servite in tavola su piatti neri che faranno un ottimo contrasto di colore. Può essere condito anche con olio di soia e wasabe sauce, oppure con vinagrette di olio extravergine di oliva, limone e sale. Questo è il piatto forte delle mie serate e si chiama appunto polpo alla Capitan Nemo, in omaggio a Giulio Verne. Polpo con "ostiones"e"guarapo", RICETTA AFRODISIACA!Ho vissuto molto tempo a Cuba e conosco molto bene la cucina dell’ “Habana”; lì la vita è molto movimentata, le statistiche ufficiali del giornale Gram, di Fidel Castro, parlano di un cubano maschio per dodici femmine. |